SINTESI
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Prima falce di luna è la cronaca, giorno dopo giorno, di un'intricata vicenda giudiziaria – un processo ambientato nel settembre 2005 a Nyahururu, cuore agricolo del Kenya centrale – e un parallelo viaggio interiore del narratore Daniel Merlin (giornalista bellunese) intimamente legato ai luoghi e alle persone che ruotano attorno al caso. Merlin si reca nella provincia di Laikipia per seguire il processo per l’omicidio di padre Dino Moser, sacerdote giornalista, rinvenuto assassinato tre anni prima con il volto massacrato e i genitali sfregiati (cap.1). Tra gli agricoltori di etnia Kikuyu è sorta la leggenda che la sua anima vaghi di notte a devastare le piantagioni facendo impazzire gli elefanti. Egli era infatti un muanake, un iniziato al clan, privilegio concessogli dal consiglio degli anziani Kikuyu: grazie ai suoi sistemi di irrigazione e di raccolta della pioggia, era rispettato come uno sciamano. L’imputato, l’autista Charles Magesa, sembra il solo colpevole di una vendetta privata per una vecchia storia di debiti (cap. 6). Al processo sfilano tuttavia una serie di amici e nemici del prete ucciso che sviscerano dei lati oscuri della vicenda (capp. 3-11): il mancato rinvenimento del proiettile killer, la rapida sparizione del cadavere, l’intromissione dell’FBI nelle indagini, macabri rituali filosatanici, giri di adozioni illegali, insensate trattative per l’acquisto di terreni desertici, l’ombra di una donna nella vita del prete. Vendetta? Delitto passionale? Omicidio politico? Suicidio? Le battute processuali fanno da cornice a lunghi flashback che aprono degli squarci sulle vicende personali dei protagonisti (capp.2, 4, 7-9); sulla profonda religiosità che aleggia in Kenya (capp. 7, 9, 10); sul significato dei rituali di iniziazione cui allude il titolo e cui anche i wazungu (gli stranieri), in casi eccezionali, sono ammessi (capp. 9 e 15). I veleni e i sospetti si snodano sullo sfondo dell’incantevole quanto cruenta natura africana, martoriata da alluvioni e siccità, e delle faide interetniche per la terra e per l’acqua. Dentro e fuori il tribunale, i colpi di scena si susseguono, fino alla presa di coscienza che nulla è quello che sembra; la seconda parte capovolge ogni certezza del narratore e dei lettori. Infatti, gli occhi di una bambina aprono un varco su un’inattesa verità del passato (cap. 11), a tal punto che Merlin si estranea dal corso della giustizia umana e intraprende un viaggio alla ricerca di risposte nelle savane del nord, dove padre Moser era stato iniziato (cap.14). Qui, prima di accedere all’insegnamento delle leggi di ‘Ngai (il Dio dalla doppia faccia che abita nella montagna sacra del Kirinyaga) ogni neofita deve sottoporsi alla morte rituale, un viaggio dell’anima che precede il passaggio iniziatico della circoncisione come introduzione al clan (cap.15). Ma qualcosa fa cambiare idea allo sciamano Ekiru, che all’ultimo momento rifiuta e allontana Merlin. Egli tuttavia non tornerà in città a mani vuote: la risoluzione degli enigmi del proprio passato coinciderà infatti con la scoperta del colpevole e del movente dell’omicidio, e con la sconcertante comprensione delle incongruenze che hanno caratterizzato le indagini e il trattamento riservato al cadavere (capp. 16-20).
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CONSIGLIO AI LETTORI - Il romanzo è diviso in 8 sezioni corrispondenti ai giorni del settembre 2005 in cui svolgono i fatti; la nona sezione di epilogo rivisita sotto un'altra prospettiva due giorni già narrati (mercoledì 14 e giovedì 15). La prima sezione (lunedì 5) raggruppa ben nove capitoli, che per comodità è bene visualizzare uno alla volta cliccando la corrispondente etichetta alla destra dei post. Ogni post-capitolo è scritto in due colori: il NERO per la narrazione del presente e il BLU per i flashback, talora molto lunghi, che il lettore può scegliere di saltare o di leggere solo parzialmente.
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